In seguito allo scandalo Facebook molti sono gli interrogativi che ci si dovrebbe porre, primo tra tutti: siamo davvero in grado di proteggere i nostri dati personali ?

La risposta è semplice e diretta: no. Con l’avvento di Internet i nostri dati personali, le nostre abitudini, la nostra vita privata è stata messa alla mercè della massa, e la distribuzione da parte di tracker dei nostri dati di navigazione a società di advertising tecnologico è un processo che avviene ogni giorno da ormai diversi anni. In questo caso non vengono certo rilasciati dati personali in senso stretto, ma i nostri comportamenti e le nostre preferenze vengono tracciati e utilizzati in modi che noi non conosciamo minimamente.

Purtroppo  al giorno d’oggi molte volte si tende a sottovalutare l’importanza dei dati, dando per scontato la loro disponibilità e correttezza, non governando adeguatamente la loro sicurezza nel senso più ampio del termine.

La sfida che la nuova normativa GDPR impone alle aziende è proprio quella di capire l’importanza del dato e della sua integrità garantendone la sua protezione. Una protezione che deve essere intrinseca nel processo stesso di gestione stessa del dato: il dato non dovrà più essere soggetto ad un minino indispensabile di sicurezza ma il grado di sicurezza con cui dovrà essere trattato, dovrà essere commisurato alla tipologia del dato stesso.

Una nuova procedura più sicura dunque, che forse permetterà di evitare che violazioni come quella di Facebook possano essere più o meno involontariamente commesse.